Il bonus di 80 euro per i nuovi nati 2015

Accogliamo la volontà del Governo di iniziare a occuparsi di maternità e nascita in un momento in cui si registra un’ulteriore diminuzione delle nascite nel nostro Paese. L’annuncio che nella Legge di stabilità è previsto un bonus bebè di 80 euro mensile per tre anni rivolto alle neo madri (ci auguriamo siano incluse le lavoratrici parasubordinate con partita iva, percentuale altissima di neo madri), ci fa pensare che un’associazione nazionale come ‘Il Melograno’ – Centri Informazione maternità e nascita- con 16 sedi in Italia, possa mettere a disposizione le molteplici esperienze maturate relativamente agli strumenti, ai sistemi e alle metodologie di intervento da mettere in campo. Per investire denaro pubblico in modo efficiente e utile a madri, padri, nuovi nati e futuro della società italiana.

La difficilissima conciliazione famiglia-lavoro delle donne italiane, ma anche degli uomini italiani, ha indotto le donne e gli uomini del nostro Paese a oltre vent’anni di crescita 0 in relazione alle nascite. Il calo delle nascite sta comportando il progressivo invecchiamento della popolazione attiva con la conseguenza che i futuri e neo genitori non possono più far affidamento nemmeno sui nonni. Per decenni, purtroppo, i diversi Governi succedutisi non hanno affrontato la situazione con coraggio e capacità, ma solo con interventi che, se anche benvenuti nell’immediato, non hanno nemmeno cominciato a risolvere la situazione.
Anche in altri Paesi Europei il calo delle nascite è un dato rilevante; per questo, molti di loro si sono attivati velocemente con politiche concrete a sostegno della natalità.
L’Italia spende poco e male per bambini e per genitori: il Testo Unico sulla Maternità , fermo al 2000, è tuttora ancora poco applicato, mentre la società è già cambiata rispetto ai modelli di organizzazione del lavoro e delle diverse tipologie di famiglie.
Sono necessarie misure differenti, non solo trasferimenti in denaro come gli assegni famigliari, politiche fiscali o un diverso calcolo delle imposte su base famigliare come avviene in Francia col ‘quoziente famigliare’ ma una riforma dei trasferimenti in un unico strumento a carattere universalistico 0-18 anni rivolto alla soggettività di ogni bambino e ogni bambina che nasce sul territorio nazionale, e che lo segue (vera ‘pensione’ o salario di cittadinanza). La ‘cura’ che lo stato garantisce solo per il fatto di esistere come persona. L’esperienza indica che misure economiche di breve respiro non inducono a avere un figlio (il bonus entrato in vigore a fine 2003 non ha portato un aumento delle nascite nel trimestre finale del 2004, anzi la ripresa della fecondità è stata più evidente nelle regioni a maggiore presenza di immigrati, anche se le donne straniere erano state escluse dal bonus).
Ma è necessario soprattutto un investimento nei servizi, con un incremento della rete dei consultori (la legge ne prevede uno ogni 20.000 abitanti!), degli asili nido, progetti di sostegno domiciliare, creazione di una rete per coordinare gli interventi, assistenza domiciliare nei periodi critici e come supporto temporaneo competente nell’accudimento e cura del bambino per la ricerca di entrare o rientrare nel mercato del lavoro, sostegno educativo, servizi a domicilio, servizi di formazione e sostegno alla maternità e alla paternità…
In molte altre culture (Olanda) il servizio pubblico assicura un’“assistente professionale di maternità” a domicilio: una scelta probabilmente non solo ‘umana’, ma anche basata su semplici calcoli economici: costa meno la prevenzione che curare poi piccoli e grandi drammi familiari, senza ovviamente contare i costi umani.

L’Ocse ha simulato l’effetto sulla fecondità di diverse politiche: il maggiore impatto si ottiene attraverso un aumento della disponibilità di posti nido. Seguono, distanziati, la maggiore offerta di lavori part-time e contributi monetari al costo del figlio costanti nel corso del tempo. Non sono i sostegni una tantum, tra l’altro di ammontare particolarmente ridotto rispetto ai ‘costi’ di un figlio, a poter accompagnare le scelte procreative e lo sviluppo dei bambini. La scelta di avere un figlio implica un impegno ben più che ventennale (soprattutto in Italia!): le agevolazioni fiscali, gli assegni e la fornitura di servizi devono tenere conto di questo periodo. E le misure, per essere efficaci, non possono cambiare con ogni nuovo Governo. L’esperienza francese, di successo in questo campo, mostra che il vero pilastro dell’efficacia delle politiche è la stabilità delle misure nel corso del tempo.

Caro Presidente, studi gli ottimi esempi disponibili in Europa. Noi spendiamo la maggior parte delle nostre risorse in pensioni. Ma perché le pensioni possano essere pagate in un futuro immediato è necessario ridistribuire il denaro pubblico ai neo e futuri genitori e alla nuova generazione, a queste persone, non a quelle che verranno. La Norvegia, modello di Welfare da cui apprendere, in termini di PIL non spende più di noi, ha deciso di destinare il 55% alle famiglie, tutte le famiglie.

Da oltre trent’anni la nostra associazione si impegna attivamente al fianco di madri, padri, dei loro figli. Le assicuro che “pannolini e biberon” non sono il vero problema di genitori e figli. Nemmeno quando le risorse economiche sono limitate. Il vero problema è sentirsi quasi sempre “Esclusi”, “Usati” solo in quanto potenziali clienti e utilizzatori di pannolini, biberon, passeggini, vestitini, e chi più ne ha….; “Strumentalizzati” dalla politica ogni volta che parlare di genitorialità, famiglia, bambini, torni utile alla propaganda.
Le Comunità accoglienti producono generazioni di cittadini consapevoli, onesti e orgogliosi di sentirsi parte integrante di una Nazione.

La invitiamo a cogliere l’occasione di andare oltre il “bonus bebè” e di occuparsi anche di altro. Non è più rimandabile.

Treviso, novembre 2014
Il Melograno
Centri informazione maternità e nascita