Lettera aperta alla Ministra Azzolina

“Riuscirà Pollicino a ritrovare… la sua scuola?”

Carissima Ministra Azzolina,

Le scriviamo per sottoporre alla sua attenzione alcune nostre considerazioni legate alla fascia d’età delle persone zero – sei anni.

Il Melograno Centri Informazione Maternità e Nascita è un’associazione di promozione sociale che conta 17 sedi sul territorio italiano. Compirà 40 anni il prossimo anno. Una delle prime realtà associative ad occuparsi di maternità e nascita nel nostro Paese che ha acquisito come ricchezza nella sua lunga storia, il prezioso patrimonio di migliaia di esperienze e racconti di neo genitori. In particolare di donne, divenute madri e delle loro bambine e bambini nei primi tre anni di vita. I centri Il Melograno sono sorti per sostenere una nuova cultura della maternità, della nascita e della prima infanzia, il riconoscimento del valore sociale della maternità, la promozione del diritto alla salute e all’uguaglianza di dignità delle donne e dei bambini, il rispetto dei bisogni dei protagonisti della nascita, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Da quando è partita l’attuale emergenza sanitaria i bambini e le bambine, primi tra tutti, si sono trovati di colpo immersi in un tempo sospeso. In prima battuta sospesi dal loro tempo sociale, un tempo in cui avevano la possibilità di sperimentarsi e di socializzare non solo con i pari ma anche con adulti di riferimento diversi da mamma e papà, un tempo tutto loro in cui potersi esprimere al di là del loro ambiente famigliare.

Sostenere una nuova cultura della prima infanzia significa per noi, innanzitutto, dare voce ai molteplici bisogni e competenze dei bambini e delle bambine 0-6 anni.
E se partiamo dalla consapevolezza che i bambini hanno dei bisogni e delle competenze non possiamo esimerci dal riconoscere una valenza educativa significativa alle agenzie che si occupano di loro, nel loro tempo extra-famigliare.

In questi giorni di isolamento e di emergenza tante sono le notizie sulla didattica a distanza, sui pensieri che il Ministero sta facendo per fronteggiare l’emergenza anche da questo punto di vista. Si parla di lezioni, votazioni, esami di terza media e di maturità, di organizzazione.
Ciò che però mai viene nominato in questi contesti, sono le agenzie educative che si occupano dei piccolissimi, quelle senza votazioni o esami, senza un programma didattico ma con un progetto educativo: gli asili nido e le scuole dell’infanzia.
E’ ormai risaputo e riconosciuto il ruolo fondamentale che le esperienze dei primi anni di vita giocano nella costruzione dell’identità adulta futura.

I servizi educativi 0-6 anni operano scelte pedagogiche basate sulla centralità dei bambini e delle bambine nella loro globalità, riconoscendo il valore non soltanto alle attività e alle proposte ma soprattutto a tutto il contesto della quotidianità fatta di relazione, nutrimento, cura e “motivazione alla conoscenza”, attraverso l’attivazione delle potenzialità affettive, relazionali, cognitive.
La prova di questa forte competenza e funzione educativa dei servizi 0-6, risiede ora nelle iniziative di tante educatrici che in questo mese si sono attivate con i mezzi a disposizione, per tenere viva una relazione educativa con i loro bambini e bambine, in modo che questa necessaria interruzione sia meno traumatica e faticosa possibile, proprio per i piccoli.

Partendo da questi presupposti, molto ci preoccupa l’assenza totale dei servizi per la prima infanzia nei pensieri del Ministero. Come associazione che si fa portavoce dei bisogni dei bambini e delle bambine crediamo sia doveroso far emergere la necessità di far uscire questa fascia di età dall’invisibilità.
Il mondo delle bambine e dei bambini non può e non deve esaurirsi all’interno delle mura domestiche. Hanno bisogno di socialità, come necessità di rapportarsi con i loro pari e come “palestra comunitaria”; hanno il bisogno di sperimentare, che nell’isolamento è sicuramente un po’ limitata; hanno il bisogno di separarsi dai propri genitori e di entrare in relazione con altri adulti di riferimento con i quali mettere in campo aspetti diversi del proprio essere; il bisogno di sperimentare luoghi protetti diversi dalle mura domestiche.

Crediamo fortemente che sia necessario, a livello politico, non solo porsi delle domande su come meglio gestire l’organizzazione della didattica a distanza ma anche porsi delle domande sul come la stiamo gestendo e soprattutto su come vorremo gestire i mesi futuri.
Lo stesso Miur riconosce al sistema integrato 0-6 obiettivi specifici e di grande rilevanza pedagogica e sociale. In questa situazione emerge, infatti, prioritario “ridurre gli svantaggi culturali, sociali e relazionali promuovendo la piena inclusione di tutti i bambini e rispettando e accogliendo tutte le forme di diversità”. Al momento infatti abbiamo milioni di bambini in situazioni di rischio, senza protezione o in situazioni abitative e famigliari al limite o che non si possono permettere nemmeno di mantenere viva una relazione con gli adulti di riferimento a causa di mancanza di strumenti.

La chiusura/apertura delle agenzie della prima infanzia, come delle scuole, non può essere un problema della singola famiglia, ma deve essere un PROBLEMA DI COMUNITA’. Non per niente “per crescere un bambino ci vuole un villaggio”.
Senza fare retorica, se i bambini e le bambine sono il nostro futuro forse è proprio da loro che dovremmo ripartire. Possibile che quasi 3 milioni di bambini dai 0 ai 5 anni del 2019 non siano un problema collettivo?

Nidi e scuole dell’infanzia hanno il compito di “sostenere la primaria funzione educativa delle famiglie” e di “favorire la conciliazione tra i tempi di lavoro dei genitori e la cura dei bambini”. In questa situazione, in un’ottica di lento rientro alla normalità, i genitori che torneranno nelle fabbriche e negli uffici, come faranno?
La “babysitter” è realmente una soluzione facilmente percorribile per i genitori? E come faranno le numerosissime famiglie che ricorrono ai nonni, quando in questo momento proprio quella generazione è la generazione da proteggere?

Altro tema che ci sta molto a cuore… in tutti i ragionamenti che si sono susseguiti finora non abbiamo mai sentito parlare di come gestire al meglio i passaggi da un grado scolastico a quello superiore, soprattutto per quei passaggi che non prevedono un “rituale” come gli esami.
Davvero pensiamo che un bambino o una bambina possa passare dal nido alla scuola dell’infanzia o dalla scuola dell’infanzia alla primaria, senza alcun tipo di chiusura e di rito di passaggio? Leggeremmo mai un capitolo nuovo di un libro senza aver terminato il precedente? Ci capirei qualcosa, ne sarei pronto? O sarei quasi obbligato, in termini di necessità, a tornare indietro per fare chiarezza?
Anche questo è un problema del singolo genitore o di qualche educatrice particolarmente illuminata? O è una questione di comunità e quindi di competenza di chi dovrebbe “guidare” il pensiero?

Uno Stato o una società in grado di ripartire dai bambini e dalle bambine è uno Stato o una società adatta a tutti. In fin dei conti un ambiente fisico e sociale adatto ad un bambino, è alla portata di tutti.
E se questa emergenza ci portasse finalmente a ripensare alla nostra società a partire dai bambini e dalle bambine?
Ci sono cambiamenti nella vita delle persone che sono più profondi e significativi dei comportamenti che dovremmo adottare nei prossimi mesi. Una società che si ripensa partendo dalle bambine e dai bambini è una società che decide di prendersi in carico il Futuro di questo Paese.

Aprile 2020

Il Melograno Centri Informazione Maternità e Nascita